Casa tua non è il Salone del Mobile

Si sta svolgendo la settimana del Salone del Mobile di Milano. Tutti pronti alle lunghe code, file per vedere e dire di essere andati. L’iPhone suona, “ciao sono al Salone, ad una presentazione, ad un vernissage, ad un’esclusiva per quelli del settore”. (Ma dove cazzo sei?). Tutto il mondo riunito, tutti in forza, tutti in cocaina, tutti alcolizzati. La sera vado alla cena da…al party di. Quest’anno al Salone solo cose dedicate alla salvaguardia dell’ambiente, la lampada che consuma meno, tappeti in fibra vegetale, tapezzerie dedicate al mondo della giungla (in città). Gli architetti che scrivono appunti, sorseggiano, studiano, sudano. Bloggers accorsi per scattare, immortalare il divano, sdraiarsi su di un letto di tutto rispetto, una poltrona che ti parla e ti coccola, un vapore deo che ti dilata i pori e restituisce gli anni persi. Gli arredatori arredano a piacere l’interno del loro naso. Le novità del momento, la realtà inutilizzabile, i soldi da spendere, il portafogli che è sempre vuoto. La carta di credito per tirare bene le strisce è incrostata, ma con il nuovo prodotto tutto torna pulito. Gli arredi in ceramica, vasi-vasetti-vasetto che se ci fai la cacca dentro non si sente nessuno odore. Ci si sposta per Milano correndo, senza mai fermarsi, il gadget che danno al… è un pezzo di design. E’ design. Tutto è design. Anche il tuo alito è di design, è di cemento dopo che in un concept store imperdibile hai sorseggiato un frizzantino firmato, assaporato del formaggio grana ultra stagionato prelibato e sciolto in bocca un chicco d’uva divina.

La casa che vorrei è normale, le persone che vorrei ci entrassero mi piacerebbe fossero normali. La normalità, che poi è la quotidianità, ogni anno per una settimana a Milano viene bandita. Intanto poi si torna dove abitiamo.

Editor, M.P.

 

Stasera vado a ballare alla Disco Gufram

Time goes by so slowly… Time goes by so slowly… Ci si confessa alla Disco Gufram. Atmosfere stroboscopiche, tutine in velluto, vibrazioni glitteriane; Alberto Biagetti e Laura Baldassari di Atelier Biagetti, riscoprono le misure del passato, l’energia del movimento, la discoteca anni 70. Arredare il notturno. Alla Milano Design Week si balla; Gufram diventa un luogo-spazio dove i mobili sono ispirati al mondo della disco. Una discoteca con divani imbottiti, cinque diversi sedili con ognuno un nome: Betsy, Tony, Stanley, Jimmy e Charly . Un gruppo di 5 esuberanti comodi/personaggi, ognuno con i propri vizi e gusti. A… se quei divanetti potessero parlare…

5 consigli musicali per prepararsi:

 

 

 

17-21 aprile, Milano Design Week 2018

Mediateca Santa Teresa, via della Moscova, 28

Editor, M.P.

Santi Carbonari e Franco Donati sono bravissimi e bellissimi

“No al minimalismo! Amiamo il lavoro di Mark Ryden e il surrealismo pop…”, Santi Carbonari e Franco Donati, quelli di Artefacto Madrid, sono bravissimi, giovani e sexy. Ogni loro pezzo/creazione/idea incorpora un simbolo che genera caratteristiche temporali da guardare e usare. Il passato si espande nel futuro, il presente rincontra oggetti, porcellane, ritagli facendo dell’artwork una mise en place non solo per il palato. Dal loro primo progetto, delle lampade scultoree in resina poliestere, all’ultimo: la creazione di giocattoli d’arte in porcellana… a breve completata.

(Io intanto mi prendo un piatto di Freddie Mercury… ) svenevole kitsch dalla vasta sensibilità.

 

text, VD Team

 

 

 

 

 

I designers radicali italiani ci salveranno

SUPERDESIGN italianradicaldesign.jpg

Non sono icone della Marvel, ma hanno super poteri. Piero Gilardi, Ugo La Pietra, Gino Marotta, Ettore Sottsass, Gianfranco Frattini, Gaetano Pesce, Andrea Branzi, Gianni Pettena… invadono i “cieli” di N.Y. Sono i designers di SuperDesign. I “mostri” sono in mostra; curata da Maria Cristina Didero, vengono raccontati-intervistati in un lungometraggio diretto da Francesca Molteni. Aperta fino al 4 gennaio 2018, presso la galleria R & Company di New York. Potere del design radicale italiano.

Editor, M.P. 

Frank Bruges fa sesso con le piante

FrankBruges-cover

Anima e corpo. Se muori che ne sarà della tua anima? Sicuramente la morte non per tutti sembra essere definitiva. La fine, la sparizione, il ricordo; Frank Bruges supporta il fascino decadente e romantico, botanico e naturale dell’essere per sempre vitale. Le conseguenze messe in fila, la natura che sembra costruita dalle mani dell’uomo, l’uomo si trova a stringere quello che insopportabilmente potrebbe o dovrebbe sembrare un tipico bouquet! L’uso delle piante, dei fiori, dei colori incontrano forme e installazioni pure, dove la riabilitazione generale della vita vegetale sembra non aver scadenza.

Frank Bruges-portrait

text, VD Team

Alisée e Giovanni nel paese delle meraviglie

Un mondo “meraviglioso” astratto dove tutto però è funzionale, mi faccio piccolo e cerco di infilarmi all’interno come fossi un personaggio di Lewis Carroll per bere un tè e mangiare un “buddino” con Alisée e Giovanni di .nobodyandco.

buddino
Buddino

 

Alisée e Giovanni 

Nella mia mente me li immaginavo così. Sono educati, liberi, e pieni di passione-creativa.
“I nostri disegni non solo tecnici ma quasi pittorici, design nel senso di segni; creare in modo emotivamente ergonomico perché gli oggetti di tutti i giorni possano regalarci continuamente sorprese, e non le solite cose”.

.nobodyandco.

Posso toccare, sedermi e usare ogni vostro oggetto, posso stare davanti ad esso solo per osservare e ammirare. Arte e design. Oggetto-soggetto?
“Meno roba rimane da inventare e più ce n’è da reinventare, quando cerchiamo di reinventare le cose prendono un aspetto ludico, caratteristico del nostro lavoro, dal momento dell’ideazione fino al suo utilizzo; il nostro è un tentativo, e piacere, di stimolare le creatività, nostra ed altrui, ad usare non solo con braccia, mani e chiappe, ma anche con il cervello”.

Missing Spring+ Bibliochaise
Missing Spring+Bibliochaise

 

Milano

Milano come città, Milano come la vostra città. Milano la città di lui, Milano dove Alisée ogni giorno conosce e scopre parti nascoste. Una “piccola” città che contiene tutte le città.
“Ogni giorno attraverso un fiume nuovo, c’è una chiesa sconosciuta che in qualsiasi altra città italiana sarebbe colma di turisti invece qui un parroco ci dorme, giardini chiusi con staccionate da scavalcare e ancora negozzi dove non immagineresti mai cosa potresti trovare solo soffermandomi per sbaglio. Quindi perché fare la coda al Louvre quando puoi girare per l’Accademia di Brera quasi sempre vuota? Perché anche il museo di Storia Naturale quasi uguale al Natural and History Museum (sia dentro che fuori) è solo visitato dalle scuole materne?. Tutte queste contraddizioni sono Milano”.

Domani

Le idee arrivano dagli stimoli che riceviamo dalle nostre esperienze di vita, passate o vicine. Non pensiamo ad un progetto particolare, ma è l’idea che nasce viva e aperta, senza preconcetti, anzi con uno spirito leggero che riesce a trovare sempre un aspetto inaspettato. L’oggetto è vivo e in continuo movimento. Tanto da stimolare avventure (anche estreme). Stiamo per iniziare un viaggio con i Pet Tables, presentati al fuori salone di quest’anno, faranno un loro viaggio: The Pet Tables’ Journey. Partendo da Parigi, poi andranno in Scozia, Tokyo, Cile etc. da seguire su Instagram“.

pet table
Pet Table

 

 

http://www.nobodyandco.com

Editor, M.P.

Alessandro Iovine ha un’anima manga

Alessandro Iovine.jpg

Abbiamo seguito Alessandro Iovine questa estate durante il suo viaggio in Giappone, ogni mattina era un buon risveglio vederlo tra strade, case e luci. Era come seguire un bambino alla scoperta di ogni cosa in ogni dove, tra la bellezza dei giardini d’oriente e la leggerezza ed eleganza di un popolo ispiratore. E’ tornato, ha iniziato a creare, è ispirato. Lentamente prende forma un’intera collezione di arredi, MYTOKYO, testimonianza di una forte esperienza, rigenerativa e produttiva. Ecco nascere la prima sedia “Koi”, che prende il nome proprio dalle tipiche carpe koi. Il riferimento è esplicito nella sua forma, l’ambizione è quella che possa essere un oggetto ironico, quasi ingenuo e infantile, proprio come ci si sente quando si passeggia per le vie di Tokyo. La seconda seduta “Pond” invece segue le suggestioni poetiche degli stagni dei giardini modellati a perfezione rispettando rigide proporzioni ed equilibri.

La sfida è quella di realizzare questi arredi con la stessa cura con cui i giapponesi realizzano veri e propri paradisi terrestri in miniatura, e per questo ogni pezzo sarà lavorato a mano da artigiani italiani. Un vero e proprio mix Made in Italy al profumo d’oriente.

 

http://www.alessandroiovine.it

http://www.instagram.com/alessandro__iovine

Editor, M.P.

Matteo Foschi se fosse una pianta sarebbe un carpino

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Guardare Matteo Foschi è come fare un bel viaggio. Speri non finisca mai e se dovesse diluviare la sua prestanza fisica servirebbe come riparo. La fluidità nel raccontarsi ti mette in fase rilassante, la semplicità è nello sguardo, un sorriso stampato negli occhi ti fa capire che quello che sta vivendo è il suo sogno e si sta realizzando. Mi spiega di cosa si occupa, progetta e realizza spazi… verdi. Fa parte della start up Odd Garden, realtà che esiste dal 2014 e che da febbraio 2017 a Milano, tra la zona di via Padova e via Arquà, opera fisicamente nel proprio studio. Dal piccolo (grande) quartiere alle piccole (grandi) composizioni. I dettagli diventano importanti, mondi creativi-paralleli come arte, design, fotografia, musica, moda, tatuaggi, vengono trasmessi e danno spinta verso una multidisciplinarietà reale e unica: Odd Garden esplora. Un punto di incontro per creativi di qualunque tipo: musicisti, artisti, stilisti, tatuatori che passano spesso anche solo per un “ciao”.  Aggregazione di idee, sviluppi in un unico punto d’incontro. Matteo è Milanese, è stato un giocatore di rugby, l’ aspetto fisico è notevole, come robusta e costante è stata l’estate del 2012, quando fissò un punto e decise di raggiungerlo. Cambiare per forza e per tempo. Si sofferma. Pure io e chiedo a cosa pensa e da chi, cosa, come e quando si fa influenzare: “Citare tutto ciò che mi influenza nella gestione di un progetto è davvero difficile perché va dall’estetica barocca dei video di Hype Williams al minimalismo naturalisco di Piet Oudolf, il mio intento è quello di riportare qualunque cosa colga la mia attenzione in base al risultato che voglio ottenere. Se dovessi dire un nome che mi ha ispirato ed è probabilmente una delle cause delle mie scelte lavorative è sicuramente Antonio Ligabue, le sue opere sono state presenti nella mia vita da sempre, ricordo che da bambino passavo le ore a guardare i dettagli dei poster che i miei avevano appeso in giro per casa. Mi affascinavano sia i suoi lavori che le storie che mi venivano raccontate, era difficile per me credere che così tanto realismo nascesse dalla fantasia di un uomo che non aveva mai lasciato le sponde del Po, che la sua ispirazione nascesse dai libri di Salgari, dal circo e dai musei di storia naturale (luogo dove ho passato tante ore durante la mia infanzia). Mi piacevano i suoi paesaggi rurali, gli ambienti esotici, le piante dal fogliame ridondante e multicolore, il dinamismo delle lotte di grandi felini con i serpenti, delle scimmie urlanti e tutto l’insieme di elementi dipinti mi fecero scoprire il concetto di traveling-without-moving, che ancora adesso reputo fondamentale per la mia ispirazione”.

PRESS DAY SS17 COIN-CASA, 2016

Sfrutto Matteo e chiedo di risolvermi tutto quello che non va nella mia terrazza. Troppe piante, anche se sono morte non le butto, lascio tutto lì buttato casualmente anche le tipiche piante “matte”. Un delirio di 40 mq irrisolto… (p.s. non mi piacciono i fiori)… “La sfida della realizzazione è trovare il modo di risolvere i problemi che man mano si incontrano. Le soluzioni ad hoc sono il mio marchio di fabbrica e riconoscibili in Odd Garden. Sono ossessionato dai dettagli e dai materiali. Mi piace usare il legno e l’acciaio per creare strutture per i rampicanti, dipingere i vasi di diversi materiali per creare il giusto mood con l’ambiente in cui andranno inseriti, prevedere la crescita delle piante e indirizzarle nel corso del tempo per ottenere l’effetto desiderato. Aver a che fare con elementi vivi impone una conoscenza profonda della natura e delle necessità delle piante e un continuo lavoro. Quindi il tuo spazio di 40 mq in piena luce, è semi coperto da un’enorme gamma di soluzioni. Inizierei a definire delle aree: solarium, relax, cucina/bbq, tavolo, doccia, etc. Dato che non ti piacciono i fiori ti proporrei di usare i colori del fogliame per creare un movimento compositivo, mischiando varie tonalità di verde e rosso con dei ciliegi ornamentali, che hanno una fioritura abbastanza precoce e molto veloce, ma che durante la stagione vegetativa hanno una chioma rosso vivo uniti a delle Magnolia grandiflora, un albero sempreverde con una chioma verde scuro molto intenso. Anche quest’albero ha una fioritura molto precoce e di breve durata. Per quanto riguarda gli arbusti si potrebbero alternare dei classici arbusti da siepe sempreverdi come il Ligustro texano o l’Olea fragrans, un arbusto molto resistente che produce fiori minuscoli, ma profumatissimi, al Cornus alba, un arbusto a foglie caduche che in inverno si spoglia completamente lasciando in evidenza dei rami rossi molto scenografici. Per finire aggiungerei dei rampicanti come il glicine, con il quale si può pensare di creare la copertura di un eventuale gazebo e dell’edera per coprire i muri perimetrali”.

terrazze

La conclusione è avvenuta, quando il tempo passa velocemente è perché si è stati bene. Ci salutiamo. Un arrivederci sicuro. Un grazie sincero… anche per la consulenza esterna.

Peccato che non ho sottolineato che ho 2 cani, un levriero e un meticcio…bravi ma ingombranti. Il terrazzo è la loro casa!!!

http://www.oddgarden.com

http://www.instagram.com/bamaga

 

special thanks, Erika Grupillo

Editor, Albert Ferrari + M.P.

Artworks, VD Team

 

 

 

 

 

La Roma di Adam Nathaniel Furman è in 3D

E se Adam Nathaniel Furman diventava prete? Ha nel cuore Roma, c’è stato per studiare, ha attraversato vicoli, calpestato chiese e fatto suoi cenni fiabeschi. Una città sacra e singolare può diventare il giusto luogo di pellegrinaggio artistico-immaginario. Fino al 9 novembre 2017 a Londra si guarda “The Roman Singularity” al Museo di Sir John Soane.

Adam Nathaniel Furman The Roman Singularity

I monumenti sono diventati modelli 3D, il tempo è stato eternamente scolpito e digitalizzato. Si ringrazia Giorgio De Chirico e Italo Calvino per essere stati vicini d’ispirazione, silenziosi coinquilini capaci di gestire le avventure anche nei quartieri peggiori. Tutto è stato visto e analizzato in totale sicurezza.

http://www.adamnathanielfurman.com

http://www.soane.org.uk/roman-singularity

photo, Antonio Palmieri

text and artwork, VD Team