Johnny Deep si finge malato di cancro

Era randagio, dal “profumo” di cane bagnato, ma piaceva. Era darkeggiante con grosse lame al posto delle mani, ma commuoveva. Oggi è magro da far schifo, ma tutte e tutti lo vogliono ancora. Il suo problemino con l’acol non ha fermato il pirata dei poveri; Johnny Deep recita di nuovo e lo fa trasformando il suo corpo in uno scheletro. Poca carne al fuoco, tante ossa che fanno rumore, e si spera non per nulla. Una foto che lo ritrae oggi magrissimo uccide i fan dell’attore. Tutto è normale, tutto come da copione, anche lui lavora e i chili persi sono per pagarsi l’affitto e i debiti lasciati in stanby. Da bravo attore/lavoratore ha appena finito di girare “Richard says Goodbye”, film dove interpreta un professore che decide di cambiare radicalmente la sua vita quando scopre di avere un cancro. La chemio fa moda.

text, V Team

 

La statua di Andy Warhol piange sangue

La fine. Chiuso per sempre. Stop per “Interview”, la rivista fondata da Andy Warhol nel 1969. Puro pop pubblicato. Creato insieme a John Wilcock, è stato un manifesto libero, senza regole, coloratissimo. Gli esemplari di oggi hanno solo da imparare e in silenzio se è possibile. Due anni dopo la morte di Warhol, Peter Brant, un qualunquista-collezionista d’arte miliardario, comprò tutto l’Interview, ma fu l’inizio della difficile conferma e conseguenza perdita di rilevanza e credibilità. Le celebrità erano tali o diventavano famose dopo essere state messe in copertina, i personaggi e i servizi fotografici parlavano e sapevano dire qualcosa. Nonostante i ritocchi la realtà non veniva mai surclassata. Dopo di lui nessuno mai. Tutto era e forse rimarrà.

text, V Team

Lil Miquel prende a pugni Chiara Ferragni

Influenzare per essere considerata una “influencer”, la Ferragni non è nessuno confronto a Miquela Sousa conosciuta come Lil Miquel. La differenza c’è e non si tratta di follower, (12,9mil per la bionda), ma di perfezione nella perfezione. Chiara oggi ha un brufolo sul naso, Lil no… mai, la prima è bella se perfetta, l’altra è 24/24 perfettissima. Lil Miquel influenza per come si veste, per i posti che frequenta, per gli amici che ha, per i cambi di look flash-repentini e mai fuori luogo. Le sue lentiggini sono segni stabili, né una in più né una in meno. Prada la vuole come testimonial, frequenta le comunità LGBTQ con onore/rispetto, i magazine se la contendono. Il solo lato negativo? Non esiste. I suoi creatori Trevor McFedries e Sara DecouLa ci stanno prendendo per il culo. Mi piace, la cosa mi piace. Mi piace perchè come me usa sempre gli stessi #, perchè si fa i selfie, dice la sua, ed è più viva di tanti altri. E Chiara Ferragni? Chi?

Editor, M.P.

Matteo Garrone è un bugiardo cronico

Si esce dalla figa con l’unico scopo di essere felici. Concepiti per fare, disfare, imparare, sbagliare, dimenticare. Robot fatti di carne che inciampano e s’ingozzano come umani che non sanno cosa fare e si affidano a qualcuno che gli è stato imposto, qualcuno che lassù giudica e ammette. Commette il male il figlio che proibisce alla madre anziana di morire come ha sempre voluto, sbaglia il padre che pensa che il figlio sia sempre figlio e non riesce a vederlo come un amico, nonostante sia cresciuto. Sbaglia Madonna a farsi i selfie dove viene sempre troppo ritoccata e “gonfia”, non azzecca mai la parola giusta il presidente Donald Trump e neppure l’Africa è messa bene. In Mauritania, l’articolo 308 del Codice penale del 1984 dice che «ogni musulmano adulto che commetta atti indecenti o contro natura con un individuo dello stesso sesso, subirà la pena di morte attraverso pubblica lapidazione». Sbagliano i medici a dire che si sta meglio con una flebo che con una carezza, gli stilisti emergenti che indicano le proprie ispirazioni con riferimenti dal passato, chi ragiona come un laureato e ha paura poi di sperimentare sbaglierà sempre. Errore per i  maschi che si depilano e non sanno di sembrare al primo cenno di ricrescita dei polli spennati messi in vaschetta. Errore per le femmine, che essendo tali pensano che devono avere sempre qualcuno che le faccia sedere. Sbagliano i vegani a dire che l’erba ha un’anima perché i bambini che muoiono di fame si mangiano anche la loro merda. Matteo Garrone ora è a Cannes con Dogman, film al 100% italiano che ha riscosso un ottimo successo con tutta la critica internazionale. Il film tratto da una storia vera… non ha niente di vero. La pellicola si ispira al delitto del Canaro: l’omicidio del incensurato pugile dilettante Giancarlo Ricci, avvenuto nel 1988 a Roma per mano di Pietro De Negri, detto er canaro. Questo però è solo un film, la verità da sempre è soggettiva e noi siamo soggetti a sbagliare. Ma l’errore più grande lo commette chi giudica gli errori degli altri. Sbagliando…

Editor, M.P.

Ralph Souffrant ha il cazzo con le lentiggini

La fortuna di non essere perfetto è fortuna, un miracolo. Se Ralph Souffrant fosse nato ad Haiti per poi trasferirsi a Brooklyn senza il suo corpo ricoperto da strane macchioline-chiazze, una sorta di lentiggini, sarebbe passato senza che nessuno si girasse? Vitiligine additata in mostra sulla propria pelle, tatuaggi indefiniti naturali. Dai social ad essere testimonal per la linea di Kanye West, il 22enne che ha studiato non a caso dermatologia è (così) bello (così) come mamma l’ha fatto. Senza trucco tutto è svelato e mangiato. Un sano piatto di lenticchie ovunque il piatto le contenga. Un faccia e un corpo da divorare. Dal 2015 ad oggi il suo Instagram ha più di 85 mila followers e da bravo ragazzo segue solo 1.183, per ora. Essere selezionati da uno selezionato. I suoi “difetti” non sono mai stati censurati.

Editor, Albert Ferrari

Martin Margiela reciterà in X Files

Ci siamo il mistero sarà risolto. Chi è veramente Martin Margiela? Non saranno Mulder e Scully a risolvere il mistero però. La London Film Company Dogwoof ha annunciato per il 2019 un film su di lui. Il regista Reiner Holzemer punta a Cannes per l’anno prossimo, il documentario è tutto un segreto nel segreto del segretissimo Mr.Margiela che ha reso celebrissima la maison in tutto il mondo. Zero foto e zero informazioni su di lui hanno fatto del mistero l’essenza del marchio. Straordinariamente è la prima volta che, lui, ha accettato di far parte di un film sulla sua vita e sul suo lavoro. Apparirà? Potrebbe. L’attuale direttore creativo John Galliano tace, acconsente, forse. Nel caso, la rivoluzione industriale che ha influenzato l’industria della moda, sarà allora più capibile. Senza compromessi la scena creativa di Anversa è più che mai attuale. Ancora solo un anno e tutto sarà svelato.

Editor, Albert Ferrari
 

 

 

 

 

Paris Jackson non è ancora morta

Le figlie di… non sono per forza delle puttane, tossiche, bulimiche-anoressiche o autolesioniste. Era il tempo di Michael Jackson che sventolava figli dal balcone di un hotel, è il tempo di sua figlia Paris sventolare al vento come vuole, dove vuole e con chi vuole… quello che vuole. I parenti (misti) negroidi sono comunque preoccupati. Lo sono per natura, lo fanno per natura surrogata. Tutti temono la sua vita, uno degli ultimi video la vede camminare sul cornicione di un tetto. La paura è tanta, se perdesse il portafogli senza accorgersene e qualcuno non della “famiglia” lo trovasse? Ma chi la ferma questa? E’ viva, evviva, non plastificata come le zie, ma chiara e bionda come la madre. Lei è una che modernamente non le manda a dire. Scrive tutto chiaro e da Instagram avverte tutti… “basta chiamare e chiedere se va tutto bene”. La saga continua. Intanto Paris modella, regista, è una figa stratosferica.

 

text, V Team

 

Casa tua non è il Salone del Mobile

Si sta svolgendo la settimana del Salone del Mobile di Milano. Tutti pronti alle lunghe code, file per vedere e dire di essere andati. L’iPhone suona, “ciao sono al Salone, ad una presentazione, ad un vernissage, ad un’esclusiva per quelli del settore”. (Ma dove cazzo sei?). Tutto il mondo riunito, tutti in forza, tutti in cocaina, tutti alcolizzati. La sera vado alla cena da…al party di. Quest’anno al Salone solo cose dedicate alla salvaguardia dell’ambiente, la lampada che consuma meno, tappeti in fibra vegetale, tapezzerie dedicate al mondo della giungla (in città). Gli architetti che scrivono appunti, sorseggiano, studiano, sudano. Bloggers accorsi per scattare, immortalare il divano, sdraiarsi su di un letto di tutto rispetto, una poltrona che ti parla e ti coccola, un vapore deo che ti dilata i pori e restituisce gli anni persi. Gli arredatori arredano a piacere l’interno del loro naso. Le novità del momento, la realtà inutilizzabile, i soldi da spendere, il portafogli che è sempre vuoto. La carta di credito per tirare bene le strisce è incrostata, ma con il nuovo prodotto tutto torna pulito. Gli arredi in ceramica, vasi-vasetti-vasetto che se ci fai la cacca dentro non si sente nessuno odore. Ci si sposta per Milano correndo, senza mai fermarsi, il gadget che danno al… è un pezzo di design. E’ design. Tutto è design. Anche il tuo alito è di design, è di cemento dopo che in un concept store imperdibile hai sorseggiato un frizzantino firmato, assaporato del formaggio grana ultra stagionato prelibato e sciolto in bocca un chicco d’uva divina.

La casa che vorrei è normale, le persone che vorrei ci entrassero mi piacerebbe fossero normali. La normalità, che poi è la quotidianità, ogni anno per una settimana a Milano viene bandita. Intanto poi si torna dove abitiamo.

Editor, M.P.

 

Il suicidio è una moda

Dimentichiamo il suicida che viene ricordato, a volte osannato, scartato volutamente. Ian Bonhôte e Peter Ettedgui risvegliano Alexander McQueen da ogni ricordo. Il morto cammina. Torturato da se stesso, dalle droghe, dai problemi di ciccia, viene ricordato in un film firmato dal duo al Tribeca Film Festival. Co-dirigere il film, catturare la breve vita del defunto fashion designer britannico non è stato un compito facile. Vedremo il dietro le quinte, interviste movimentate, amici e familiari. “McQueen” è un documentario sulla vita, che poi è la morte. Preso e violentato dal suo antagonista: se stesso, un demonio che ha preso a pugni il suo volto, deformandone connotati e pensieri. Debutto fissato per domenica 22 aprile alle 5 PM (ora di New York) presso il Borough of Manhattan Community College. Rivederlo per riviverlo.

 

text, V Team

Stasera vado a ballare alla Disco Gufram

Time goes by so slowly… Time goes by so slowly… Ci si confessa alla Disco Gufram. Atmosfere stroboscopiche, tutine in velluto, vibrazioni glitteriane; Alberto Biagetti e Laura Baldassari di Atelier Biagetti, riscoprono le misure del passato, l’energia del movimento, la discoteca anni 70. Arredare il notturno. Alla Milano Design Week si balla; Gufram diventa un luogo-spazio dove i mobili sono ispirati al mondo della disco. Una discoteca con divani imbottiti, cinque diversi sedili con ognuno un nome: Betsy, Tony, Stanley, Jimmy e Charly . Un gruppo di 5 esuberanti comodi/personaggi, ognuno con i propri vizi e gusti. A… se quei divanetti potessero parlare…

5 consigli musicali per prepararsi:

 

 

 

17-21 aprile, Milano Design Week 2018

Mediateca Santa Teresa, via della Moscova, 28

Editor, M.P.