Se vivi a Londra muori giovane

Partire per dare inizio, iniziare da qualcosa, basta muovermi. Attraversavo con lei le strisce pedonali di Regent Street, i suoi zigomi campeggiavano tra le lucine del Natale. I negozi erano pieni zeppi. Pieni di pieni di soldi, io non avevo fatto il pieno. Ero solo, ma solo con lei. Aspettavo che qualcuno potesse sbattersi in me. Qualcuno che mentre camminavo per raggiungere mete mi strappasse in un angolo e mi dicesse sono io, ci sono io. Tranquillo sono io. Invece i km fatti con la musica e il mio mangia-cd mi portavano verso strade sempre più lontane. Il centro era avvolto nella nebbia, il mio centro era Londra. Un giorno come sono arrivato me ne sono andato. Lo faccio sempre, anche ora. Se arrivo, poi inevitabilmente se non mi stupisci, me ne vado. Quando rimango, non metto mai le radici, non ho rami dove appoggiarsi e non ho la schiena dritta per farti sdraiare, ma rimango sempre in movimento se mi muovi. Ho ripreso l’aereo e ho detto stop. Finito, ho dato. Mentre le Alpi si facevano intravedere, pensavo a lei. Lei era con me giorno e notte. Mi ha guardato e spiato. La più magra di tutte, la tossica dei tossici, la più bassa di tutte. Kate Moss è ancora una volta ancora un’altra volta li. Per Londra, su Londra. La collezione frutto della co-lab Tisci-Westwood, che celebra il patrimonio britannico, ha come volto la top model fotografata da David Sims. Matrimonio britannico.

Editor, M.P.