Casa tua non è il Salone del Mobile

Si sta svolgendo la settimana del Salone del Mobile di Milano. Tutti pronti alle lunghe code, file per vedere e dire di essere andati. L’iPhone suona, “ciao sono al Salone, ad una presentazione, ad un vernissage, ad un’esclusiva per quelli del settore”. (Ma dove cazzo sei?). Tutto il mondo riunito, tutti in forza, tutti in cocaina, tutti alcolizzati. La sera vado alla cena da…al party di. Quest’anno al Salone solo cose dedicate alla salvaguardia dell’ambiente, la lampada che consuma meno, tappeti in fibra vegetale, tapezzerie dedicate al mondo della giungla (in città). Gli architetti che scrivono appunti, sorseggiano, studiano, sudano. Bloggers accorsi per scattare, immortalare il divano, sdraiarsi su di un letto di tutto rispetto, una poltrona che ti parla e ti coccola, un vapore deo che ti dilata i pori e restituisce gli anni persi. Gli arredatori arredano a piacere l’interno del loro naso. Le novità del momento, la realtà inutilizzabile, i soldi da spendere, il portafogli che è sempre vuoto. La carta di credito per tirare bene le strisce è incrostata, ma con il nuovo prodotto tutto torna pulito. Gli arredi in ceramica, vasi-vasetti-vasetto che se ci fai la cacca dentro non si sente nessuno odore. Ci si sposta per Milano correndo, senza mai fermarsi, il gadget che danno al… è un pezzo di design. E’ design. Tutto è design. Anche il tuo alito è di design, è di cemento dopo che in un concept store imperdibile hai sorseggiato un frizzantino firmato, assaporato del formaggio grana ultra stagionato prelibato e sciolto in bocca un chicco d’uva divina.

La casa che vorrei è normale, le persone che vorrei ci entrassero mi piacerebbe fossero normali. La normalità, che poi è la quotidianità, ogni anno per una settimana a Milano viene bandita. Intanto poi si torna dove abitiamo.

Editor, M.P.