Quante persone hanno incrociato gli occhi di Mattia Giordano?

photo, Giulia Anna Kapelanczyk

Parlo con Mattia Giordano, che sa rappresentare il “reale” senza articolazioni deformanti. Che non ama definirsi, e gli piace creare e vivere esperienze nuove. Parlo con lui di fotografia, che insieme al cibo, è l’elemento più presente nelle sue giornate. Della vita reale nel tempo moderno, delle fotografie espressive che diventano istantanee quotidiane.

Il tuo “oggi” fotografico come lo vedi? Il mio oggi fotografico lo vedo colorato diversamente ogni volta, come entrare ogni giorno in una casa con stanze diverse arredate monocromaticamente.

Ma oggi tutti sono bravi a fotografare. Perché secondo te mi piace il tuo modo di rappresentare? Perchè ti piace il mio modo di rappresentare? Credo sia personale, a me piace sintetizzare le foto nella mia testa per dominanti di colori.

Le persone che “usi” hanno facce, modi, incoerenze evidenziate da contrasti sia nel colore che nella postura. Puoi elencarmi senza vincoli di simbiosi cosa e chi ti ispira? Ian Curtis mi ha ispirato particolarmente da quando ero adolescente fino ad oggi, per la sua personalità oltre che per la musica. Molti fotografi documentaristi mi ispirano, i colori della frutta e delle altre pietanze, i discorsi degli sconosciuti, il cinema.

Ti associo a riviste francesi come Purple o Self Service, e se parlo di Parigi ti scende una lacrimuccia, se sfoglio le inglesi i:D o Dazed and Confused potrei incontrare una tua foto, ma non hai mai visto Londra; io ti consiglio di sfoderare le tue armi artistiche seduttive e andartene via da Milano (dall’Italia). Come la vedi? Vedo l’Italia come un punto di partenza, è un paese che ha molto da offrire. Un passo necessario prima di andare all’estero. Sono certo che rimarrà un posto in cui avrò bisogno di tornare di tanto in tanto.

La musica fa parte del tuo prima durante e dopo. Chi eri, chi sarai? La musica che ha fatto da colonna sonora alla mia vita è oscillata tra l’essere assordante e l’essere calma e rilassante. Ero Ian Curtis (come citato prima, mia ispirazione da sempre), ora sono Chet Baker, nel futuro sarò un cantautore italiano?

Soggetti oggetti, chi ti “stoppa”? Ti metti a guardare chi e cosa? Mi fermo a guardare i colori, immagino la storia degli oggetti che trovo per strada: come sono arrivati lì? A cosa servono? A chi sono appartenuti? Simil cosa faccio con le persone che mi incuriosiscono: quante persone hanno incrociato quegli occhi?

(bonus extra) Perché se vedo una che vomita in strada mi giro e vado dritto, perché se vedo una che vomita in una tua foto mi soffermo attentamente a guardarla? Forse se vedi una per strada che vomita per strada hai il timore di fermarti a guardarla per la pressione invisibile degli sguardi altrui, tramite le mie foto hai la tranquillità per farlo senza fretta ed occhiate indiscrete.

photo, Mattia Giordano with IPhone
Editor, Albert Ferrari