Abbiamo messo a fuoco Trevor Brady

L’oggetto è la persona. Nelle foto di Trevor Brady ci sono “prodotti” umani non per forza commestibili. Le persone diventano parte portante dell’immagine, collegati a vestiti, inseriti in posture e dettagli che mostrano una visione quasi architettonica del corpo.

Dopo aver osservato i suoi lavori gli scrivo e ci conosciamo.

Gli chiedo di descrivere la sua foto perfetta… “Semplice, cruda, dove tutto può sembrare goffamente splendido” e di parlarmi di lui, “sono cresciuto a Cape Town, in Sud Africa. Dopo aver studiato pubblicità e design mi sono trasferito a Vancouver in Canada, ho lavorato nella pubblicità per un po’, poi ho iniziato a fotografare. Fotografavo l’architettura urbana, era un hobby. Poi ho iniziato a focalizzarmi sulle persone, studiandone i movimenti, i modi, gli sguardi. Le ho svestite per rivestirle e da li è nata la mia personale visione della fotografia per la moda.” 

Come ti vedi a scattare la moda? “Provenire dal mondo pubblicitario rende la mia ricerca concettuale. Osservo non tanto l’indossabile, ma un dettaglio, una piega, un ricamo e questo diventa elemento grafico e funzionale all’interno dell’immagine. Colui o colei che farà parte di un ritratto sarà costretta a convivere con svariati elementi casuali, momentanei ma non per questo secondari.”

I talenti, gli sconosciuti, gli “scarsi”, i conoscenti; quali altri campi creativi ti ispirano? E chi ti ispira? “Mi piace dove vedo il lavoro, dove i talenti producono. Apprezzo il progettista e le sue illustrazioni, il costruttore e la sua opera, la modella e il suo porsi. La bidimensionalitaà che diventa tridimensionalità. Le cose che per forza devono muoversi e cambiare per essere reali. Mi piace Juergen Teller, mi piace perché ha trasformato il suo modo di vedere in un intenso equilibrio tra arte commerciale e non.”

http://www.trevorbrady.com

Editor, M.P.