Da Gucci hanno perso la testa

La clonazione delle scimmiette non è niente paragonato al nuovo lavoro di Alessandro Michele. Lui che ci ha disabituato alle sfilate dove al primo sguardo c’erano degli stracci, mette in primo piano vere sculture/architetture. Guarda, copia, prende, porta a casa e tutto si trasforma e diventa come nuovo. Poco importa se viene rivisitato il tutto e il pensiero del “già visto” aleggia tra la folla che freme, ogni volta siamo in attesa del miracolo. Anche questa volta è successo. La trama di una leggenda, il drago inesistente e teste mozzate portate come trofei. Il mood semplificato di Gucci FW 18/19 è ancorato ad uno spazio parallelo. Personaggi reali assumono gestualità finte al limite della fantascienza. Quello che vedi non esiste, quello che non esiste puoi avere. Le vendite sono assicurate. La storia si svolge in una sala operatoria, un timer segna l’inizio. La replica di se stessi sottolinea definitivamente la fine dell’essere umano. Il cyborg “guccioniano” è pronto per nuove avventure. Nuovi mondi da scoprire, nuovi modi di fare moda.

Editor, Carola Bianchi