Marco Pietracupa è un fotografo che ci piace tantissimo

Non inizierò scrivendo che Marco Pietracupa è nato a Brixen ( Sudtirol-Italia ) e che si trasferisce a Milano all’inizio degli anni novanta per fare della sua passione una professione. Neppure mi soffermerò sul fatto che dopo aver frequentato l’Istituto Italiano di Fotografia ha iniziato a lavorare professionalmente e pubblicare negli ambiti dell’arte, della moda e del ritratto. Che Arena, L’Uomo Vogue, D Repubblica, French, Glamour, Elle, Hunter, Hercules, L’Officiel, L’Optimum, Rolling Stone, Studio, Vice, GQ, Wallpaper, Vogue Russia, W Corea, Harper’s Bazaar Sp, Leadies sono alcune delle riviste dove ha lavorato. Tutto questo lo potete trovare sulla bio nel suo sito. Inizierò invece raccontando che l’ho contattato vai email, che dopo esserci “annusati”, gli ho mandato una serie di domande per cercare di fare un’ intervista. Il risultato? Una sega mentale più che un’intervista, o meglio, un’intervista molto professionale per un patinatissimo cartaceo che vende tantissime copie. Ho fatto pure degli intro introspettivi tipo, 1: Ricercando, ricordando, scoprendo, riscoprendo, mi soffermo e ritorno sulle tue foto. Chi è Marco? 2: Ho amato Teller, Tillmans, ho avuto una passione per Petronio e Zahm, ho tradito solo una notte con LaChapelle (ero drogato), oggi punto Pietracupa. Tu chi ami? 3:Quanta casualità, quanta perfezione. Quali altre contraddizioni posso vedere nelle tue foto? 4: Donne prese come uomini, uomini invertiti a donne, può un umano diventare parte di uno still life? 5: Le regole da seguire o le regole da non seguire. Tutti soggettivamente ne abbiamo. Le tue? 6: Come pensi ti vedano gli altri, cosa pensi che vedano gli altri? 7: Il tuo casting perfetto? 8: La domanda che speravi non ti facessi? 9: Chi è Marco dopo aver risposto a queste domande?. C’era la massima libertà nel rispondere o anche di non farlo. Delle sue foto mi piace che tutto è perfetto nonostante sia bravissimo a scattare l’imperfezione, usa il flash e come un flash mi ha risposto. Una risata “ahahahah”. Mi sono sentito spiazzato, o meglio, sotto ad ogni domande c’erano delle piccole-mini-scarne risposte. Ho capito ancora una volta che “il poco” può essere “il tanto”. Le contraddizioni che vedo nelle sue foto, mi scrive, sono la vita la morte, la verità il falso, il reale e il surreale, la profondità e la superficialità, l’essere ironico e l’essere pungente. Inerente alla mia visione dell’uomo che diventa still life, mi assicura che l’uomo è uno still life, e di seguito che il suo casting perfetto non l’ha ancora trovato ma ci sta lavorando. Ma mi soffermo alla domanda 8: La domanda che speravi non ti facessi? La risposta: Chi è Marco. Bene, ho capito chi è. Gli ho risposto grazie ho ricevuto tutto, ed è tantissimo.

 

 

 

 

Editor, Albert Ferrari