Vladimir Putin odia le cagne

Sul tavolo di Vladimir Putin non ci sono numeri da chiamare per farsi sistemare lì sotto… sopra a tutto e tutti c’è un fascicolo con impresso un nome: Pussy Riot. Da sempre i russi non sono mai arrivati per primi in niente, sempre a inseguire, sempre in ritardo, sempre gli ultimi della coda. Hanno però un gruppo, un collettivo musicale, donne che suonano di nuovo il punk, elettronicamente moderno. Ogni tanto ricordiamocelo, la prima band femminista arriva dall’ultima nazione del mondo. Se fossimo a Londra, Berlino o a Parigi, si potrebbe ascoltarle e ballare liberamente, ma siamo in Russia e tutto assomiglia ad una provocazione. Alle Pussy chiunque può aderire. Insieme a Nadya, Katia e María, che tanti ormai pensavano morte sepolte, tutte possono fare del punk… un genere molto vivo e attivo. In Police State le si prende sul serio.

 

Artwork, V Team

Editor, M.P.