E’ bello parlare di arte con Andrea Lacarpia

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In una Milano in preda alla settimana (statica) della moda, l’arte rimane movimentata. Incontro Andrea Lacarpia in una giornata di sole per parlare, ascoltare e capire qualcosa in più.

Nicola Gobbetto - Sharp darts (particolare), 2017(Dimora Artica Milano)

Nicola Gobbetto “Sharp darts” (particolare), 2017 (Dimora Artica Milano)

 

portrait Andrea Lacarpia.jpgAndrea cosa vuol dire occuparsi di arte? L’arte è un concetto ampio e spesso inafferrabile, la si può incontrare nelle mostre come nelle strade e nelle case, nelle arti visive come nella moda, nel design e nel teatro. L’arte può essere in un dipinto o una scultura come in un modo particolare di camminare o di vestirsi, in pratica è arte tutto ciò che amplia le possibilità del reale attraverso l’immaginazione. Occuparsi di arte significa approfondire i processi che stanno a monte del processo creativo, il rapporto tra dimensione cosciente e subconscio che connota la natura umana nella sua continua tensione al trascendere la realtà già nota. Poi ci sono le attività che gravitano intorno all’opera d’arte come valore simbolico ed economico socialmente condiviso ed accettato, finalizzate alla promozione pubblica degli artisti con le mostre, i testi critici, gli articoli sulle riviste, la comunicazione nei social. Fortunatamente non ci sono divisioni nette tra artisti e altri operatori culturali, per cui sempre più spesso gli artisti curano mostre coinvolgendo altri artisti, o scrivono testi ed articoli di approfondimento. Io stesso ho frequentato il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e ho svolto una regolare attività d’artista per circa dieci anni prima di decidere di dedicarmi totalmente all’attività curatoriale e poi alla direzione del project space Dimora Artica, spesso divertendomi anche a produrre particolari grafiche e gif animate per i progetti da me curati.

Mostra collettiva Carrus Navalis (Dimora Artica Milano)

Mostra collettiva Carrus Navalis (Dimora Artica Milano)

Fare l’artista, capirlo e crederci. Tu cosa guardi? Chi ti affascina? Cosa innalzi? L’arte è dappertutto ma sono pochi gli artisti che hanno la capacità di sintetizzare nell’oggetto magico “opera d’arte” le istanze del proprio tempo e le matrici fondamentali che costituiscono la struttura essenziale dell’esistenza al di là del divenire dei tempi. Mi affascina la capacità che hanno alcuni artisti di unire realtà apparentemente contrastanti, come processi biologici e astrazione o natura e artificio, in oggetti complessi che assolutizzano l’energia dell’eros proiettandola in un’algida dimensione trascendente. In fin dei conti ogni opera è istinto disciplinato nella forma, sensualità e rigore. Mi interessa anche la dimensione mitica dell’arte, la sua capacità di raccontare la complessità della psiche in modo sempre nuovo, generando nuove immagini per archetipi fondamentalmente identici in tutte le epoche, presenti negli antichi miti pagani come nelle attuali forme della cultura popolare. Sicuramente non amo le esperienze artistiche che sacrificano il piacere dell’esperienza estetica per smaterializzarsi nel concetto. Piuttosto preferisco la ridondanza che sollecita i sensi fino allo sfinimento.

Vedo a Milano una vecchia bottega, un laboratorio di un artista, un portone di un condominio, una piccola galleria, una panchina, poi ritrattista. Un senso visivo alternato. Sembra che all’arte manchi l’ossigeno, sta stretta sempre tra qualcosa. Esiste ancora libertà di espressione? Credi nell’evoluzione? In realtà credo che lo stare “stretti tra qualcosa” può essere utile nel passaggio dall’espressione artistica generica alla produzione di opere significative. La libera espressione non è sinonimo di qualità dell’opera, che invece molto spesso è il risultato di una tensione normativa, della volontà di ritrovare un equilibrio e una forma dove sembra non esser possibile, dando delle regole ad una realtà alternativa. La corsa alla novità si è esaurita, probabilmente per la facilità e velocità con cui le tendenze si diffondono sul web che ci fa vivere in una sorta di eterno presente. L’evoluzione nella dimensione estetica prosegue, ma senza l’ansia di arrivare primi in una gara senza senso.

Tutti sono artisti. Metto un punto esclamativo o affermativo? Tutti si esprimono ma sono pochi gli artisti che producono opere significative.

Daniele Carpi - L'imperatore era un vecchio, 2016, particolare dell'installazione, Edicola Radetzky Milano (foto Maurangelo Quagliarella)

Daniele Carpi “L’imperatore era un vecchio”, 2016, particolare dell’installazione, Edicola Radetzky Milano (foto Maurangelo Quagliarella)

Ti regalo una biro “Replay”, cancella gli errori e promettimi che non cadrai più in tentazione. Ti ringrazio per il regalo, più che con la gomma preferisco cancellare con gli scarabocchi, i miei temi a scuola erano un pullulare di parole sommerse da segni di biro, forse perché preferisco si noti quanto lavoro c’è prima di arrivare ad un risultato, un continuo sovrapporsi di ripensamenti, aggiustamenti e intuizioni. Quindi nessun pentimento rispetto al passato, anche quando si volta pagina.

http://www.andrealacarpia.com

Editor, M.P.

 

GIF Dimora Artica (2)Andrea Lacarpia, gif per la presentazione della prima stagione espositiva dell'Edicola Radetzky

http://www.dimoraartica.com

http://www.edicolaradetzky.it

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