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Alessandro Iovine



Passato il Circo del Mobile, ci sono eventi sempre in attesa di essere vissuti, ma sono quelli più misurati, quelli che ricerchi e scopri all’ improvviso, senza obblighi di supervisione che rimangono indelebili. Mi godo il relax, la calma piatta e aspetto che prima o poi osservando le “meduse” di Alessandro Iovine si muovano.

 
In quanti mari ti sei tuffato prima di scoprire che le sirene non esistono, quanti ne hai attraversati per sederti e iniziare il tuo vero viaggio? Fin da piccolo ho sempre immaginato una rotta ben precisa da intraprendere nella vita, legata all’ arte e alla creatività. Ho sempre avuto tante idee in testa che cercavo di esprimere attraverso l’  unione di nuove esperienze creative. Mi sono appassionato al mondo del teatro, del cinema, ho ascoltato tanta musica… tutto quello che raccontava una storia mi attraeva.
Mescolavo mondi fantastici nei quali a volte si insinuavano voci ingannevoli, gli echi di sirene di cui parli, che mi riportavano al mondo reale frenando l’ entusiasmo. 
Una volta cresciuto, però, ho capito che c’ era un modo per dare forma alle mie suggestioni ed era l’ architettura. Finalmente quelli che erano solo giochi potevano trasformarsi in luoghi dove godere delle mie idee. Le sirene in alcuni casi portano dei doni e la mia scelta lo è stato, quindi mi va di credere che in realtà esistano.  
 
Il moto ondoso ha portato sulla spiaggia un forziere, ci sono delle lettere iniziali: A.I., le tue. Appartiene a te, cosa contiene? La curiosità che tutto muove e il mio taccuino dove appunto tante piccole idee e ispirazioni: alcune rimarranno lì per sempre ed altre, chissà, diventeranno il mio prossimo progetto da realizzare. 
 
I tuoi inizi, i tuoi sogni, le tue realtà? Ho iniziato il mio percorso di studi alla facoltà di Architettura di Pescara pieno di voglia di fare, ma fin da subito questa si è scontrata con la tanta teoria che i professori fanno seduti dietro le loro cattedre, rendendo tutto più difficile. La passione però mi ha fatto resistere e le lunghe giornate di laboratorio, nelle grandi aule vetrate immerse dal sole del sud, erano come carica e mi spingevano a non mollare. La provincia mi stava stretta, perché non rappresentava realmente le mie origini e la mia storia familiare. Sognavo di andare via ed un aiuto importante è stata l’ esperienza del progetto Erasmus in Germania che mi ha avvicinato allo studio dei materiali e alla scala più piccola del disegno industriale, aprendo le mie vedute e donandomi un approccio più pratico alla progettazione. Dopo questa esperienza, tornato in Italia, ho affrontato gli ultimi anni di studi con molta più grinta e libertà, scegliendo come indirizzo finale quello del design di prodotto e laureandomi con una tesi sperimentale sul design dei servizi. Finalmente mi sentivo pronto ad affrontare la realtà, con il giusto approccio filosofico e pratico, ed il modo più radicale è stato quello di trasferirmi a Milano. Qui ho avuto l’ opportunità di iniziare a collaborare con grandi studi di architettura, tra i quali lo Studio Archea e quello di Paola Navone, lavorando a progetti dove racconto anche la mia storia.
 
Mentre ti scrivo mi trovo a Pescara, una città a te molto cara. Non so relazionarmi quasi mai con le case degli altri, guardo tutto ma dimentico subito. La “cosa/casa” per te importante? La cosa che mi fa sentire subito a casa è il pianoforte di mia madre che è sempre stato lì nella camera dei ricordi, circondato da fotografie di famiglia: il suo suono ha l’ odore della mia adolescenza, quando ho provato senza grandi successi a studiarlo, ma purtroppo avevo solo le mani da pianista.
Ho poche ore prima di ripartire, vorrei vedere tutto, dove ritrovarti in questa città?
Sicuramente in spiaggia in riva al mare dove torno sempre con piacere per ritrovare vecchi amici, lungo le vie di Corso Umberto per l’a peritivo e alla fontana Nave di Cascella che rappresenta, secondo me, uno degli scorci più suggestivi e l’ anima della città.
 
Una tua sedia “dePOP”? Una visione, o un significato? Sempre la tua “rainbow”, colori o sfumature? Sono alla continua ricerca di ispirazioni e nei miei progetti cerco sempre quello che per me è il “bello”. Per questo motivo, molto spesso, è la natura a darmi delle intuizioni: come per la sedia “dePOP Scarab” che contrappone all’ opulenza del suo volume e dei suoi materiali, l’ ironia e la leggerezza della sua forma giocosa.
Più che alla funzione sono interessato alla libertà d’ espressione che trasmetta divertimento e leggerezza. Sono attratto da tutto quello che è POP, perché rassicurante e dal significato semplice, da tutto quello che non dev’ essere spiegato a parole, ma che può essere riassunto da un simbolo iconico. Si dice che l’ arcobaleno porti ad un tesoro e la mia sedia “Rainbow” dovrebbe rappresentare il tesoro stesso, quasi un trono prezioso dai confini netti e multicolore.
 
Il passato come ispirazione, il futuro per scoprire. Il tuo presente?
Lo scenario del mio presente è Milano dove trova spazio il mio entusiasmo per questo lavoro e il desiderio di poter realizzare le mie idee nella dimensione dell’ architettura d’ interni e allestimenti, ma anche nella produzione di pezzi singolari da “designer artigiano”.


Tornerò a Milano, di te cosa mi aspetto? Il mio obiettivo è quello di far crescere il mio studio e continuare ad avvalermi del supporto di artigiani nel mio lavoro. Sono in procinto di realizzare una nuova versione delle “Jellyfish” (un mio progetto pensato in origine come sedute) che verrà declinato come elemento decorativo e come portafiori, per dar vita ad una scenografica invasione di meduse bordo piscina. 

http://www.alessandroiovine.it

Interview, M.P.

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