news

Vito Nesta

Il gioco dei ruoli, essere in due, io e i miei ricordi, la distanza tra i tempi, remoti o futuri, portano con sé la consapevolezza che qualcosa che a 5 anni mi ha colpito, a 40 può essere ancora indelebile tra le mie mani. Cambia di sostanza ma il principio, l’ inizio e l’ idea è la base del ricordo, oggi trasformato in un disegno, in un oggetto, in un ambiente. Come se la mia casa fosse un grande laboratorio dove il tanto è tutto quello che le persone, gli incontri e i viaggi mi hanno regalato. I macchinari hanno preso il posto delle azioni minuziose e precise. Un filo di lana entrava ed usciva spinto da un ditale. Un filo di lana viene spinto e preso da Vito Nesta e portato lungo chilometri di fantasia.

Sei cresciuto mentre tua nonna cuciva, ho un piatto della tua linea Sartoria, mi sono punto il dito e non usciva sangue, sono un disattento attento a conoscerti. Chi mi trovo davanti? Sono uno scugnizzo della provincia di Bari cresciuto in una masseria di famiglia tra mandrie e greggi, immerso tra pareti di fico d’ india e trulli. Sin da bambino ero ipnotizzato dalle storie sulla mia famiglia, emigrati negli ’50 a Caracas, in Venezuela. Poi una visita inaspettata, quella che mi porterà a difendere un sogno, la casa che i miei nonni avevano in città. Era una casa eclettica arredata con pezzi unici, oggetti collezionati durante i loro viaggi, tessuti e stoffe dai colori che ancora oggi ricerco e piena di storie. La visitavo imbambolato dalla bellezza e fantasticavo sul da dove provenisse il grande coccodrillo imbalsamato che faceva da tavolino in salotto o l’ elefante in ceramica madreperla e oro all’ entrata, questo strano ed insolito spazio mi ha portato ad avere una precisa idea di bellezza, la stessa che oggi cerco di riperpetrare nei miei progetti.

Ogni tua elaborazione diventa ironica-iconica, arte fatta in casa. Dove vengono celebrati i tuoi progetti? Alcuni o molti dei miei progetti involontariamente risultano poi iconici, non è una cosa pensata ma quando il prodotto è finito risultano esserlo. Le ispirazioni sono diverse, i viaggi, le persone, i luoghi, gli odori che ho vissuto durante la mia vita vengono immagazzinati come in un calderone, poi nel momento in cui mi trovo a progettare riaffiorano dal nulla.

Arte fatta a mano, in serie, per tutti. I tuoi inizi? Sensazioni tattili, ricordi, profumi…? I miei inizi sono legati ad un laboratorio artigiano di Domenico Borrello. Ero da poco a Milano lavoravo in uno studio ma purtroppo non percepivo stipendio. Volevo iniziare qualcosa di mio e per questo mi serviva un’ economia costante, ho iniziato a lavorare presso la Rinascente e con parte dello stipendio inizio a commissionare delle ceramica a Borrello. E’ stato un periodo di grandi sforzi e per riuscire ad economizzare sulla produzione nei giorni in cui non lavoravo in Rinascente andavo in laboratorio a capirne di più sulla ceramica e a dar una mano nella realizzazione dei pezzi. Ricordo la polvere, l’ odore del forno; non appena sono usciti i primi ditali sembravo un bambino in attesa che la mamma sfornasse i biscotti. Ero emozionato e pieno di energia.

La valigia è quasi pronta, vorrei che all’ andata avessi una benda sugli occhi, dove mi porteresti? Quali viaggi hai nel cuore? Quali sono serviti per fissare gli spilli per l’ orlo perfetto? La mia valigia è perennemente pronta, mi piace molto viaggiare e desidero visitare ogni singolo angolo del mondo. Ti porterei in Africa nella Savana oppure in Giappone. Quei luoghi hanno contribuito alla realizzazione di diversi miei progetti. Quando ci sono arrivato mi si è aperto un mondo.

Al ritorno avrò occhi e mente liberi. Cosa vorresti avermi trasmesso e soprattutto che mi ricordassi? Nei miei viaggi mi piace dedicare del tempo vagabondare senza meta, in questo modo sono sempre riuscito a vedere posti unici, non raccontati che hanno stupito me e chi era con me. Penso che ci debba essere una dose di follia, di non programmazione, lasciandoci trasportare dagli eventi, solo così ci possono essere, in positivo ed in negativo, delle immagine che rimango indelebili nella nostra mente

Vivi a Milano, fai quello che fanno tutti, pensi come fanno in pochi, vivi in un mondo a se, ma fai qualcosa dove tutti possono vederti. Colori, forme, materiali. Mobili, oggettistica, wallpaper, tutto troppo o tutto troppo poco? Io faccio quello che a me piace fare, progetto per come vedo io le cose e cerco di dare ad ogni pezzo una dose emozionale, sperando che questa possa arrivare all’ utente finale. Mi piace progettare non perché sappia meglio di altri farlo ma perché vorrei con questo raccontare una storia, delle persone, dei gesti. Troppo poco o troppo non importa purché il progetto racconti qualcosa.

Un tappetto a forma di ombrellino, tu dici tipo quelli “parasole”, per me sono quelli da mega coppa di gelato. Tu l’ hai creato io l’ho comprato, arredami la tua stanza perfetta. Io prenderò ispirazione… Il tappeto lo metterei al centro di una stanza a pianta circolare, ai margini del tappeto ci sono due poltrone rivestite di velluto a fantasia floreale diverse tra loro. Una di queste ha di fianco un tavolino in ottone dalle forme zoomorfe e sopra un enorme vaso in vetro di murano color blu cobalto pieno di fiori bianchi.
Di fronte alle poltrone una finestra con un grande davanzale in legno smaltato bianco, su di esso due porcellane di Capodimonte antiche dalla tine pastello. Le pareti rivestite di carta da parati raffiguranti un giardino incantato sui toni del blu-celeste e dal soffitto piove un lampadario anch’ esso di Capodimonte fatto di rami d’ albero colorati con uccellini e fiori.

Ad aprile per una settimana Milano si apre ai curiosi: manichini pronti al manicomio, come succede per ogni evento che si rispetti, ecco il Salone del Mobile; invece per gli “strani” il Fuori Salone, dove tutti guardano e osservano se si viene guardati. Ho una visione distorta o pensi che la vera settimana della moda sia questa, dove le sartine sono pronte ad esibire il frutto di duro lavoro senza che questo venga messo in secondo piano? (Tu Cosa farai?) Un tempo il Salone del Mobile aveva diversi intenti ovvero un’ esposizione dove poter osservare i nuovi pezzi, le nuove sperimentazioni e le nuove tendenze che avrebbero cambiato gli usi nelle epoche. Ora questo per fortuna lo si fa ancora, anche se c’è una fetta di “creativi” che hanno colto quest’ occasione per fare spettacolo. Io non me ne preoccuperei più di tanto. Per il mio lavoro invece questo è un Salone molto importante perché racconterò diverse collaborazioni; una collezione di carte da parati per Devon&Devon, una per Texturae, una collezione di porcellane per My Home Collection, una di Capodimonte per F.lli Majello, due specchi per Secondo Me Gallery in collaborazione con gli artigiani di Effetto Vetro, due tappeti per Les-Ottomans ed infine una capsule di arredi per una storica boutique di moda milanese IMARIKA.

Penso che il vestito che ci stiamo cucendo addosso sia quasi finito, imbastitura fatta, le misure ci sono, siamo partiti col taglio. Cosa non ho capito di te? Mia mamma sin da bambino mi definiva un “reincarnato”, forse perché sono cresciuto con i miei nonni o forse perché per indole mi sono sempre piaciute le storie, i racconti. Quando progetto riconosco che il mio segno è molto spesso alla ricerca di alcuni tratti, colori, segni che appartengono a qualche tempo fa. Io ne ricerco la loro storia e li rendo contemporanei. Nella vita privata invece amo fare cose che sono molto vicine alle mie radici, ovvero essere molto a contatto con la natura, la passione per gli animali ed il piacere estremo nel cucinare.

Ma tu avevi anche uno zio barbiere, giusto? Ma l’ argomento non mi interessa, ho la barba anche io… e non frequento l’ambiente. Se non fossi Vito Nesta? Avevo uno zio Barbiere, ma da lui non si andava solo per tagliare i capelli o aggiustarsi la barba, ma anche per fare una piacevole chiacchierata, stilare contratti di lavoro, aggiornarsi sulle novità del paese ed infine per il forte carisma e verve di mio zio. Non ho più ritrovato un ambiente simile dopo e forse per questo sono calvo e con la barba incolta. Se non avessi fatto il designer avrei allevato mucche in Puglia.

http://www.vitonesta.com

Interview, M.P.

Photo, Andrea Pedretti

 

Advertisements