Stefano Marolla

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Un giorno una balena ingoiando mi ha trasportato al suo interno dove un uomo silenzioso stava lavorando, mi sentivo come Pinocchio, il legno che spinava ricordava il mio corpo. Ho cominciato educatamente a parlare con Stefano Marolla, non so se fosse il Geppetto di Collodi, ma in quel caso non raccontai bugie.

Esistono materiali che personalmente considero di passeggio o meglio riproposti seguendo le cosi dette insopportabili “tendenze”. Oggi il marmo accostato all’ottone, scheletri di ferro con vetri finto-opacizzati, resine fenoliche innalzate come sostitute della plastica. Tutto sembra ricercato e scoperto? Nel design l’ uso dei materiali dovrebbe partire dalla loro profonda conoscenza sia tecnica che estetica. Usare un singolo materiale è già una cosa complessa, nell’ unione di più materiali le difficoltà aumentano in modo esponenziale e spesso non di pari passo con le “coscienze”. Viviamo in un periodo di grande confusione e il mondo del design non è da meno. Si parla di interior design, industrial design, furniture design, art design, luxury design, social design, strategy design etc. etc. Non basta però alla parola design aggiungere un aggettivo per connotarla in un ambito di qualità, ma solo per inglobare in un nuovo scenario la ridondante progettualità che ci sta travolgendo, un’attività il cui modello è in profonda crescita e rapida trasformazione. Penso comunque, che i processi creativi che ti avvicinano ad un risultato siano molteplici, complessi e personali, molti di questi risultati possono essere discutibili altri da scartare e altri ancora da incoraggiare, anche perché spesso dal caos sono uscite le cose migliori. Comunque non dobbiamo neanche farci spaventare da processi che, con modalità e tempi differenti, sono sempre esistiti e che in fondo hanno da sempre avuto le stesse finalità. Oggi siamo sommersi da tante informazioni e immagini da tutto il mondo, per questo a maggior ragione è più difficile valutare e selezionare, ma è anche vero che negli attuali contesti se qualcosa arriva ad essere apprezzato è anche per un suo reale ed intrinseco valore. A proposito di questo un mio vecchio maestro diceva, che prima di parlare bisogna sapere cosa dire e in molti ambiti spesso si straparla. A peggiorare questa confusione inoltre, in molti ambienti creativi, sta aumentando il fenomeno delle sovrapposizioni professionali. Questo è sempre accaduto e in modo particolare nei periodi di crisi economica e ora, grazie ai mezzi tecnologici avanzati che offrono possibilità di produrre a bassi costi, il fenomeno è aumentato a dismisura. Oggi tutti fanno tutto. Tutti disegnano, sono registi, designer, architetti, musicisti in un pervasivo processo di ibridazione nel quale purtroppo le competenze spesso vengono ignorate. Intendiamoci: trovo tutto questo quasi divertente ma i risultati sono quelli che accennavi tu. Il grande jazzista Miles Davis alla domanda cosa consiglierebbe a un giovane musicista disse “impara tutto, scorda tutto e suona”. Ecco, credo che questo sia il migliore consiglio: guarda, osserva, impara, studia il più possibile poi, e solo poi, staccati da tutto questo e comincia a dire la tua. Non vorrei sembrarti professorale ma credo, che solo nella ricerca e nello studio dei materiali, oltre alla forma, alla capacità di farli comunicare tra loro, dandogli significato estetico, funzionale e emozionale, nasce il successo che nella storia hanno avuto e continuano ad avere tanti oggetti di design. È questo che può creare quel plusvalore, che coniuga forma, funzione ed emozione.

Il ( articolo determinativo singolare maschile ) materiale che non ha bisogno di suppellettili è il legno? La materia si dice che sia ciò che si contrappone allo spirto, il materiale allo spirituale, ma se riusciamo ad avvicinare questi due aspetti, solo all’apparenza opposti, ad esaltare la natura stessa di un materiale fino ad un personale ideale,  a coniugare estetica ed anima,  forma e passione, raggiungiamo quello che nel senso comune chiamiamo “Arte”. La progettualità creativa, deve cercare di coniugare questi aspetti con quello della funzione, nel tentativo quindi di elevare l’ oggetto dandogli una dignità artistica e culturale. Anche qui però esiste un limite che spesso viene prevaricato un po’ in tutte le forme dell’ arte, creando ed entrando in una sfera chiamata comunemente “kitsch” dove l’ eccesso della volontà di espressione, unito ad un esagerato “sentimento” portano spesso ai risultati che tu accennavi. Comunque è un tema troppo complesso per parlarne in poche battute. Esistono comunque materiali che sotto questo aspetto hanno già una valenza emozionale intrinseca, e senz’ altro il legno è uno di questi. Possiamo assecondarlo semplicemente o possiamo esaltarlo dando un nostro personale contributo. Potrei parlarti per giorni del legno e delle sue incredibili caratteristiche, ma la sua forza è la sua carica “emotiva”.  Intendo dire che l’ albero, sia nella sua forma originaria, sia come mero materiale da costruzione, riesce a darci comunque un senso di atavica vicinanza, di familiare attinenza. Abbracciare un albero è sentita come un’ esperienza diffusamente positiva, il contatto con il legno dà normalmente sensazioni di benessere. Direi che è il materiale più vicino all’ uomo. Quindi solo per questo è incredibilmente affascinante e forse anche unico, almeno lo è per me.

Posso pensarti come un “Geppetto metropolitano “? Colui che plasma nei tempi moderni? Come nasce tutto prima di essere ammirato? Il racconto della mia personale esperienza potrebbe annoiarti e vorrei evitare di dare un’ immagine romantica, o peggio entrare nella retorica dell'”Ultimo dei falegnami”. Ti direi comunque che tutto parte da lontano. Fin da piccolo ho avuto una spiccata manualità e un senso di osservazione, poi ho avuto la fortuna di frequentare gli ambienti artistici e artigiani, il tutto condito inoltre da quella volontà di rifiuto di mondi e ambiti precostituiti e preconfezionati, generando quel pensiero critico e fattuale nato negli anni delle grandi utopie, che ha influenzato nel bene e nel male moltissimi giovani, portando poi tanti a scelte di convenienza e spinto però molti, a torto o a ragione, verso volontà più radicali e isolazioniste. Fondamentalmente quindi tutto nasce da una forte volontà di rifiuto e di passione. Negli anni ho avuto lo stesso approccio nei confronti del mondo artigiano. A colleghi e amministratori che di volta in volta avevano nuove ricette per arginare la moria delle botteghe ho sempre espresso la mia visione critica. Allargando la visuale, proprio in questo senso si inserisce una visione, che fin dall’inizio ho fatto mia. Per me un possibile futuro non era la rincorsa a padroneggiare nuove tecnologie che si sostituiscono al lavoro dell’ uomo – processi inoltre ormai irreversibili e così rapidi di cui cogliamo aimè gli effetti sociali – ma servirsi della tecnologia sempre per dare però quel qualcosa in più che ho chiamato anima, ciò che una macchina non riuscirà mai a creare, ne intendere.  A immettere l’ imponderabile, l’ errore, l’ umanamente possibile in ciò che si riesce a fare con le proprie mani. Quindi un uso ragionato della tecnologia al servizio della propria intelligenza e del “hand-made”. Ad appropriarsi del progetto (design), di un personale processo produttivo (fatto a mano) e creativo (artistico). Un SuperArtigiano che si allontana dai soli processi produttivi, per inglobare in essi anche le scelte etiche ed estetiche. Ma anche qui il discorso sarebbe troppo lungo. Posso aggiungere che per gli aspetti più “social” sono nato circa un anno fa, spinto da un amico che da anni mi incalzava, ho deciso cosi di uscire dal mio studio, accompagnato da lui, per fare poche centinaia di metri e presentare i miei lavori alla galleria Secondome, che ha subito dopo portato a Milano al Miart e poi al Salone del Mobile. In seguito ho deciso mio malgrado di essere presente nei social e da quattro mesi ho un profilo Facebook e Instagram.

Restauri e Instauri. Restauri o Instauri? Direi che si restaura istaurando e si istaura restaurando, un bellissimo scioglilingua non privo di verità. Si restaura veramente quando si instaura un rapporto con l’oggetto che parte dall’osservare, poi dal capire e solo dopo dal fare, usando le giuste e coerenti tecniche con materiali reversibili, per un restauro con finalità conservative, rispettando inoltre il più possibile la storia dell’oggetto e del tempo che stratificandosi ha creato patine e fascino altrimenti irripetibili. Allo stesso tempo si instaura un rapporto con gli oggetti, che ti portano a capire che dietro ognuno di essi c’è la dimostrazione di una volontà, che inevitabilmente anche tu devi avere, di grande attenzione e passione. In riferimento alla mia produzione inoltre,  il restauro mi ha dato la possibilità di scoprire in un mobile o in una scultura i segreti della forma, i vari aspetti costruttivi e le tecniche che nei secoli si sono evolute. A capire come gli ebanisti, progettisti o artisti avessero risolto i vari problemi che gli si ponevano per giungere a quello specifico risultato tecnico o estetico. Insomma una grande scuola che soprattutto mi ha insegnato il rispetto per ciò che avevo tra le mani.

Posso sentire il rumore della tua lavorazione, poi il pensiero di aprire l’anta del buffet Della collezione UNA (Articolo indeterminativo) mi porta a soffermarmi e a loop continuare il movimento. Come può il legno sembrare morbido, sottile e fragile? Curvare il legno è stato il sogno di generazioni di ebanisti, e seguendo quelle esperienze, ho unito ad esse tecniche moderne con una personale ricerca durata circa cinque anni. Ho creato così superfici curve senza scolpire il legno ma curvando direttamente gli impiallacci per non perdere la bellezza delle venature e avere cosi strutture leggere. A questo ho unito la mia passione per le forme organiche e per la scultura. Mi affascinavano i salti materici o mimetici, cioè quegli effetti dati ai materiali che sotto l’azione artistica, come pietra o legno diventavano stoffa o carne nell’ indeterminatezza della loro natura. Arrivando cosi ad appassionarmi al drappo, al panneggio che nella scultura ha avuto tantissima importanza, da prima di Fidia a dopo Canova per secoli, essendo parte fondamentale negli studi estetici e dando una personale forza espressiva all’opera nel suo insieme. Banalizzando riusciresti a immaginare il tormento di Santa Teresa nell’ Estasi del Bernini senza quell’ incredibile intreccio di vesti? Oppure la sensualità dei drappi bagnati o il Cristo velato del Sanmartino dove il velo ci trasmette tutta la sua sofferenza? Un tema molto interessante che nel mio piccolo ho voluto riportare nella mia collezione “una” (articolo indeterminativo). Nome che parte da una lunga riflessione, anche etimologica e che spero di poterti raccontare in una prossima occasione.

L’ albero è di conseguenza il tuo migliore amico? Visione fantasiosa? Ti rispondo con le parole di Jacque Broos: ” L’albero appare come il supporto più appropriato per ogni fantasticheria cosmica: è la via per una presa di coscienza, quella della vita che anima l’ universo. Davanti all’albero che unisce due infiniti opposti, che congiunge le due profondità simmetriche e di senso contrario, l’ impenetrabile materia sotterranea e tenebrosa e l’inaccessibile etere luminoso, l’ uomo si mette a sognare “.

L’ hai rifatto, hai restaurato! Ho saputo che hai appena messo le mani questa volta sui mobili di Giovanni Prini, cosa ti avrebbe suggerito? L’ avresti assecondato? Il restauro era e continua ad essere una grande passione e mi ha insegnato molto. Mi ha permesso di essere costantemente a stretto contatto con luoghi magnifici come musei, chiese e case private piene di arte e bellissimi oggetti e mi ha offerto l’ occasione di conoscere “da vicino ” tanti artisti. Tra questi Prini è stata una scoperta molto interessante e impegnativa. Amico di Balla, Gambellotti, Depero, Boccioni, Sironi, Severini e di architetti come Piacentini, insomma di tutto quel mondo artistico in grande fermento che per anni è stato sottovalutato, che però ha creato le premesse per i grandi successi dell’ arte nel dopoguerra. Un mondo, quello di Prini, in cui gli artisti si cimentarono in diversi campi e con diversi materiali anche nelle così chiamate arti applicate, dalla ceramica ai mobili, dai vetri agli abiti, dalle scenografie alle stoffe. Giovanni Prini è riuscito a esprimere la semplicità, il rigore formale, l’ esaltazione della materia unita ad una grande fantasia e uno sguardo attento al mondo infantile che io amo particolarmente.

Domani un giovane e talentuoso restauratore proveniente da lontano si recherà a Roma dove offrirà la sua bravura e dimestichezza per riportare in buono stato una delle opere più interessanti di Stefano Marolla… concludi la storia. La concludo vedendo nello sguardo del giovane restauratore una grande disperazione. Non lo augurerei a nessuno. Uso tantissimi materiali, decine di tipi di colle, resine, finiture e tecniche differenti, il calore estremo e il freddo dell’ azoto liquido, e in più molti composti come cere, olii, stucchi, vernici sono fatte da me in base alle esigenze del momento. Per un restauratore un vero inferno! Mi ricorda un po’ quando mi capitò di restaurare per la prima volta dei mobili di Bugatti, una vera follia, passare dalla pergamena al rame, dalla seta al legno, dall’ avorio alla tartaruga e cosi per centinaia di materiali e tecniche. Dopo un po’ entravo in uno strano stato di depressione, ed è probabile che sarà quello che accadrà a quel povero malcapitato.

Concludo la mia chiedendoti se hai superato “le tue antiche reticenze”. Quando mi hai cercato ho esordito dicendoti di avere, appunto, antiche reticenze nei confronti delle “interviste”, nulla contro la categoria ma penso, come molti, che le cose che faccio parlino per me e spesso preferisco dare a loro la parola. Devo dire che comunque è stato interessante parlare con te, come puoi vedere, mi ha aiutato. continuiamo a seguirci.

 

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Interview, M.P.