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The Differend/Odili Donald Odita

Colore, segno, parola, significato. Odili Donald Odita nasce in Nigeria ma vive tra Philadelphia e NY, un mix di Occidente ed Africa che si concretizza nelle sue pitture le cui radici affondano nella pittura astratta afroamericana degli ann Settanta e Ottanta. The Differend è il titolo della sua ricca personale, in corso fino al 17 settembre alla galleria M77 di Milano, dall’omonimo libro, pubblicato nel 1988, del filosofo Jean-Francois Lyotard (1924-1998): differend (dissidio, disaccordo) è un termine di origine francese che designa il momento in cui il linguaggio diventa insufficiente alla comunicazione. Secondo Lyotard la realtà è un complesso di possibili significati connessi ad essa attraverso le parole, il linguaggio risulta quindi insufficiente per comprendere e descrivere l’essenza del mondo, l’essenza di ogni frase resterà sempre indeterminata. Odita mutua quest’indeterminatezza dal linguaggio verbale a quello pittorico, attribuendo ai colori la stessa molteplicità di significati che Lyotard assegnava alle parole. Colore come metafora di codici culturali; le tonalità da lui create mirano a far risuonare echi familiari nello spettatore, favorendo le associazioni mentali e facendosi specchio della complessità del mondo. Dice l’artista: “I colori che uso sono personali: riflettono la collezione di visioni che riporto dai miei viaggi. Provare a ottenere i colori in modo intuitivo, miscelandoli manualmente e coordinandoli man mano, è uno degli aspetti che caratterizzano il mio processo di lavoro: non posso creare lo stesso colore due volte, ma solo realizzare colori che “sembrano” gli stessi. Questo aspetto è importante per me, in quanto sottolinea la specificità delle differenze che esistono nel mondo, nelle persone come nelle cose”. Colore come metafora e via della comprensione profonda alla realtà. Nel 2007, la sua grande installazione Give Me Shelter ha avuto un posto di rilievo alla 52esima Biennale di Venezia, nell’ambito della mostra “Pensa con i sensi, senti con la mente”, su invito di Robert Storr. Negli ultimi anni, Odita è stato incaricato di dipingere diverse installazioni a parete di grandi dimensioni, tra cui il grande murale presso The United States Mission alle Nazioni Unite a New York (2011), il Savannah College of Art and Design (2012), New York Presbyterian Hospital (2012), New Orleans Museum of Art, Kiasma, Helsinki (2011) e George C. Young, Tribunale ed edificio federale a Orlando, Florida (2013). Lavora con gallerie prestigiose, tra cui The Jack Shainman Gallery di New York, per la quale ha anche seguito, in veste di curatore, la mostra The Color Line. È stato protagonista di numerose mostre personali, tra cui Odili Donald Odita: Third Degree of Separation, Michael Stevenson Gallery, Cape Town, South Africa, 2015; Evolving Geometries: Line, Form, and Color, Center for the Arts at Virginia Tech, Blacksburg, VA, 2014. L’ultima, in ordine di tempo è stata: The Velocity of Change, a dicembre 2015 negli spazi della Jack Shainman Gallery. Odita ha inoltre esposto nell’ambito di importanti mostre collettive, come Black President: The Art and Legacy of Fela Anikulapo-Kuti, a cura di Trevor Schoonmaker, al New Museum of Contemporary Art, New York; NEW NEW YORK: Abstract Painting in the 21st Century, alla University Art Galleries & The John Young Museum of Art of Hawaii, Manoa e Represent: 200 Years of African American Art, Philadelphia Museum of Art, negli Stati Uniti.

Editor Federica Tattoli

http://www.odilidonaldodita.com

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